Relazione convegno I.D.V.
Prima di entrare nel merito dell’argomento, oggetto della mia relazione, permettetemi alcune considerazioni più generali su questa nuova Provincia che vedrà l’avvio nella prossima primavera.
Noi Piceni l’abbiamo subita, a onor del vero,ma tant’è ormai è una realtà e con questa dobbiamo confrontarci. Sono tante le motivazioni che mi portano a viverla come un indebolimento per il nostro territorio, provo a sottolinearne qualcuna :
-Perchè siamo pochi, lo eravamo prima, lo siamo ancor più adesso (200.000 abitanti circa, come un quartiere di una grande città)
-Perchè la nostra economia, fatta di imprese piccole e piccolissime,subisce più di altre la recessione (o stagnazione, se vogliamo essere ottimisti), che coinvolge tutta la nazione e tutta l’Europa
-Perchè esiste ANCORA un campanilismo tra Enti Locali che non fanno sufficientemente rete tra loro
-Perchè non c’è stato sempre un adeguato ascolto da parte del Governo regionale delle esigenze specifiche e particolari del nostro territorio.Speriamo che la figura dell’assessore Donati con la delega specifica per il Piceno aiuti tale collegamento.
-Perchè viene a mancarci una realtà imprenditoriale importante e vivace, quale quella fermana nel settore calzaturiero, e non solo…
Ce ne sono sicuramente molte altre di ragioni di preoccupazione, “LAST, BUT NOT LEAST” direbbero gli inglesi il disavanzo finanziario (circa 15 milioni di euro),risultato della divisione del patrimonio tra le due Provincie
nonché i costi per l’insediamento e il mantenimento delle Sedi Istituzionali della stessa e del personale ad esse dedicato.
Ma io dico sempre che lavoro “pro” e non “ contro”,allora è indispensabile che ognuno di noi faccia del proprio meglio per essere propositivo, innovativo, perchè sono convinta che i momenti di crisi possono trasformarsi anche in occasioni di profondo mutamento e di crescita (I colleghi psicanalisti direbbero che non si cresce se non per traumi).
Allora vorrei iniziare proprio dai servizi alla persona, (entrando nello specifico del tema assegnatomi) di cui quelli sanitari sono sicuramente tra i più importanti.
Le sfide che il nuovo welfare che stà emergendo ci pone
sono tante e complesse. Uno welfare che deve fare i conti con l’ allungamento della vita media . Nelle Marche l’indice di invecchiamento (ultrasessantaquattrenni x 100 diviso la popolazione complessiva , ci indica quanti anziani ogni 100 abitanti) era nel 1999 di 21,1, nel 2005 di 22.4, con un incremento del 6,16%. A S.Benedetto l’incremento è stato nello stesso periodo del 14,23.Penso che il dato della provincia , che non posseggo nello specifico, vada nella stessa direzione.Dobbiamo fare i conti con l’aumento delle disabilità croniche, ciò ci impone di spostare attenzione e risorse dalla acuzie alla cronicità, dall’ ospedale al territorio, dalla residenza alla domiciliarità con una vera e propria rivoluzione nella gestione dei problemi. Sappiamo che è appena iniziato ( ottobre 2006 ) l’ iter governativo dei LEA ( livelli essenziali assistenza ) DOMICILIARI con enormi differenze fra le varie regioni per l’ ADI ( assistenza Domiciliare Integrata).
Si va dai 157 Euro della Campania ( spese pro-capite ) ai 56 Euro del Friuli senza che ci sia una caratterizzazione dei profili di cure domiciliari. E’ una vera e propria sfida quella che abbiamo davanti che tutti noi dobbiamo raccogliere .Essere consapevoli dell’importanza di dare sostegno adeguato alle famiglie che sopportano il carico di un paziente cronico, magari allettato, sostenedole con dei servizi snelli, adattati alle esigenze specifiche dei singoli, economicamente tramite voacher o altro, psicologicamente tramite servizi di ascolto e supporto ai care-giver (come il progetto di sostegno ai pazienti affetti da Parkinson e alle loro famiglie della usl 13, che dovrebbe diventare, secondo me , un progetto di Area Vasta).
AREA VASTA…Cosa vuol dire ?
La nostra regione è stata divisa in 5 zone nel Piano Sanitario Regionale , la nostra che corrisponde alla nuova provincia di Ascoli, è la n° 5.
Il 15/10/ 2007 la Giunta Regionale con D:G:R: n° 1114 ha deliberato
“LA GESTIONE INTEGRATA SPERIMENTALE TRA GLI OSPEDALI DI A.P. E S. BENEDETTO DEL TRONTO NEL CONTESTO DELL’AREA VASTA n° 5”.
L’attuazione di tale delibera determinerà un radicale cambiamento nell’offerta sanitaria del nostro territorio. Il motivo profondo che è alla base di ciò è il duplice intento di rispondere ai bisogni di salute del cittadino e contemporaneamente migliorare la performance economica locale e di sistema, cercando di contenere la mobilità passiva (ossia coloro che vanno a curarsi fuori regione).
Questo progetto stravolgerà il modo con cui i cittadini si relazioneranno con la risposta alla loro domanda di salute.Pochi giorni fa (Lunedì 20 ottobre) il Governo Regionale ha approvato l’ACCORDO DI PROGRAMMA 2008-2010 sugli investimenti sanitari.
560 milioni di euro, dei quali 65 per l’integrazione ASCOLI-S.BENEDETTO (130 milioni x Ancona,70 x Fermo, 42 x Macerata, 85 Pesaro, in tutto 398 milioni per progetti e poli sanitari che si aggiungono ai 162 per investimenti strategici a supporto dell’intera rete sanitaria= 560 milioni).
Queste cifre danno il senso della importanza di tale progetto, ma quanti sanno di cosa stiamo parlando?
Eppure proprio nel documento istruttorio della Delibera Regionale in oggetto è scritto testualmente: “ … il primo tipo di integrazione è quello culturale per ridurre le distanze tra professionisti, manager, politici e utenti,cioè creare una visione comune su tematiche così sostanziali Occorre un coinvolgimento ed una condivisione dell’intero mondo professionale,implementando,sviluppando e diffondendo la cultura del lavorare insieme…al fine di poter realizzare un polo sanitario a sud delle Marche…”
Allora finalmente parliamone!!!
Per la verità alcuni tentativi da me fatti come presidente della commissione consigliare Sanità-affari sociali di S.Benedetto sono stati praticamente boicottati, interpretandoli come supposta ingerenza della politica nella Sanità, come se fosse il parlarne pubblicamente una ingerenza e non il decidere in segreto, in camera caritatis, favorendo magari amici e amici degli amici,boicottando magari un servizio della Sanità pubblica per favorirne uno in qualche struttura privata..
Gli scandali che si sono succeduti, nel tempo, sulla Sanità da Poggiolini (ei soldi nel puff) per i meno giovani , ai recenti scandali della Sanità Abbruzzese che hanno portato allo scioglimento della giunta regionale abbruzzese la scorsa estate , stanno a testimoniare l’importanza che da sempre hanno questi temi nell’agenda politica, oltre che in quella di tutti i cittadini.
Nella Sanità girano molti soldi… e l’occasione fa l’uomo ladro (direbbe il nostro Antonio Di Pietro).
D’altro canto negli 11 punti che costituivano il programma dell’IVD alle passate elezioni politiche , quello che riguardava la Salute metteva in evidenza:
1)Nomine e incarichi nelle USL e negli Ospedali secondo criteri di competenza e professionalità valutati da organi indipendenti
2)Realizzazione di strutture mediche di eccellenza su tutto il territorio nazionale
3)Maggiori finanziamenti alla ricerca medica
Ora,per tornare a noi,l’Ospedale di Vallata non esiste nel Piano Sanitario Regionale,mentre esiste ed è stato finanziato questo Progetto di Area Vasta.
Allora in che consiste questo progetto di gestione integrata?
Il modello teorico di riferimento è quello dell’” HUB E SPOKE”, con la concentrazione della casistica più complessa in un numero limitato di centri (HUB) che trattino volumi di attività tali da garantire la migliore qualità dell’assistenza erogata ed il miglior utilizzo delle risorse organizzative. L’attività di tali centri è fortemente integrata con quella dei centri periferici (SPOKE) che assicurano l’assistenza per la casistica residua.
In pratica, tradotto in parole meno burocratiche ,facciamo un esempio : se un cittadino è colpito da un infarto, che cosa gli interessa? Che cosa è importante? Che riceva le cure migliori, che si salvi la pelle ed abbia meno conseguenze a distanza possibili.
Bene oggi il”golden standard” ossia la cura migliore che è scientificamente provata , è sottoporlo ad ANGIOPLASTICA PRIMARIA,(entro 3 ore) ossia ricanalizzare l’arteria coronaria del cuore che si era chiusa per un trombo, con la tecnica del cateterismo cardiaco che si fa nei reparti di EMODINAMICA. Bene, nella nostra zona è nell’Ospedale di Ascoli, allora se dovesse accadere ad un cittadino di S.Benedetto , sarà trasportato ad Ascoli e lì sarà curato al meglio. Quando l’emergenza sarà finita e lui starà bene, la Riabilitazione Cardiologica la farà all’Ospedale di S.Benedetto , perchè è lì che si concentrerà tale servizio, anche per quei cittadini di Ascoli che ne avranno bisogno. Così sarà per le altre specialità, probabilmente l’area di Emergenza -Urgenza -Neurochirurgia sarà poternziata a S.Benedetto, mentre ad Ascoli verrà potenziata l’Oculistica, e altro ancora. Il direttore di Area Vasta, il Dr Petrone ,sta lavorando a questo,con dei gruppi di lavoro.costituiti da tecnici,che porteranno a compimento nel concreto questa progettualità.
Allora , nel frattempo, non se deve parlare? Dobbiamo aver paura ad affrontare questi temi? I cittadini non devono sapere a che cosa si sta lavorando?
Questo è secondo me un atteggiamento miope,che considera il cittadino un suddito al quale portare le soluzioni pre-confezionate,e non un soggetto portatore di diritti e doveri.Anzi, è controproducente, perchè è solo parlandone, spiegando, che si ottiene l’adesione alla progettualità che si vuole raggiungere,come recitava il documento istruttorio della Delibera Regionale in oggetto.
Per quel che mi riguarda in prima persona,io credo nel progetto di Area Vasta, dobbiamo abituarci a capire che non possiamo trovare dei buoni servizi sempre dietro l’angolo, che ci dovremo spostare un po’ tra Ascoli e S.Benedetto, ma non è quello che facciamo lo stesso , quando per operarci in un buon reparto facciamo magari centinaia di Km??? Per una buona salute questo ed altro, non è questo che diciamo???
Io stessa ho protocollato , un anno fa circa, nell’ottica dell’area vasta,un progetto su una proposta di creazione di un servizio di ENDOSCOPIA GINECOLOGICA DIAGNOSTICA ED OPERATIVA, che evitasse alle donne che hanno polipi, fibromi uterini,metrorraggie, di subire interventi invasivi, demolitivi a volte evitabili. Quanti uteri si sono tolti e si tolgono che non è indispensabile togliere, se si dispone della tecnologia e degli operatori giusti? Come donna e come medico, penso che avere un centro di questo tipo in Area Vasta, significherebbe dare un ottimo servizio alle donne, ridurre la mobilità passiva ,creare un polo di eccellenza che non è presente nel raggio di centinaia di Km , speriamo che venga preso in considerazione.Così come ho sostenuto ,con un progetto provinciale insieme all’AIED e all’assessore Canigola la campagna vaccinale contro il cancro del collo dell’utero (HPV) che partirà proprio nelle prossime settimane nelle nostre Usl e riguarderà le ragazzine undicenni alle quali verrà offerta gratuitamente.
D’altro canto, cosa chiede il cittadino al suo Medico di fiducia?
Dotto’, dove è meglio che vado? Dove mi faccio operare?
Ed io che sono il medico di fiducia del cittadino, come faccio a consigliargli un reparto nel quale io stessa non andrei???
Da qui l’importanza di quella condivisione, di quella compartecipazione ( così come recitava il documento istruttorio della delibera) indispensabile se vogliamo che questo progetto di Area Vasta abbia successo.
Stimolare un dibattito su questi temi è importante, è per questo che abbiamo predisposto dei questionari che vi preghiamo di compilare, perchè abbiamo bisogno dei vostri suggerimenti per ottenere la massima trasparenza e la massima efficacia nella nostra azione politica su questi, come su altri temi.
Cercare di contribuire alla realizzazione di questo ambizioso progetto sanitario deve diventare una occasione , una opportunità per superare vecchi campanilismi che oggi ,in un mondo globalizzato, il nostro territorio, la nostra piccola ,amata provincia, la nostra terra così ricca di tradizioni, di saperi e di sapori, di campagne curate e coltivate ,di colline da preservare ,non può permettersi.
Diventa non più e non solo una scelta , ma una necessità.
GRAZIE






