Donne e sanità

marzo 06, 2009 Di: Palma Del Zompo Categoria: Pari Opportunità

Il diritto alla salute è affermato con chiarezza dall’art.25 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI, che lo definisce come “ il godimento del livello più elevato possibile di salute fisica e mentale…senza distinzione di razza,religione,credo politico,condizioni economiche e sociali”.
La CONVENZIONE SULL’ELIMINAZIONE DI TUTTE LE FORME DI DISCRIMINAZIONE CONTRO LE DONNE dedica al diritto alla salute una lunga serie di norme, ed è l’unico strumento internazionale nel quale si afferma tra le altre cose il diritto alla pianificazione familiare.
Parte dunque da lontano e molto lungo è ancora il cammino per una lettura al femminile dei bisogni di salute.
Molti studi dimostrano quanto,ancora oggi, le donne risultino svantaggiate rispetto agli uomini nella tutele della loro salute, e quanto sarebbe importante promuovere una consapevolezza sociale e individuale sui fattori di rischio legati alla salute femminile.
Fattori legati non solo agli aspetti riproduttivi specifici delle donne , ma anche al loro ruolo sociale, che le vede sempre più impegnate su più fronti, con inevitabili ripercussioni per la propria salute, conseguenza della propensione tutta femminile di preoccuparsi e occuparsi dei bisogni altrui,anteponendoli ai propri.
Le problematiche sanitarie femminili sono , di fatto, scarsamente studiate come dimostra la limitata partecipazione delle donne alla maggior parte degli studi clinici. Bisogna promuovere una cultura della salute di genere, intesa nel senso di creare la consapevolezza che l’appartenenza al sesso maschile o femminile influenza la salute e la percezione che si ha di essa.
Esistono alcune aree possibili di intervento ,in questo senso, che vale la pena sottolineare:
-PROMOZIONE di campagne di informazione ed educazione nel campo dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia in primis) .Anoressia e bulimia sono , in Italia, la prima causa di morte per malattia tra le giovani dai 12 ai 25 anni. Un vero e proprio allarme sanitario che colpisce circa 150-200 mila donne ,sono patologie invalidanti e con elevati indici di mortalità. La mortalità per suicidio o per complicanze mediche e psichiatriche conseguenti è del 10% a dieci anni dall’esordio e del 20% a venti anni.
-IMPLEMENTAZIONE di campagne vaccinali specifiche quale quella contro il cancro del collo dell’utero,partita nella nostra regione lo scorso novembre, che possono essere occasione di educazione nel campo della salute sessuale e riproduttiva e delle MST (malattie sessualmente trasmissibili), con particolare attenzione ad alcune fasce di fragilità es. immigrate
-CREAZIONE di nuovi servizi quali centri di chirurgia mini-invasiva in ambito ginecologico che potrebbero diminuire i disagi, fisici e psichici,legati ad interventi troppo drastici (incidenza di isterectomie troppo elevate e , a volte evitabili se fosse disponibile una tecnologia adeguata).
-POTENZIAMENTO dei servizi consultoriali , quindi le azioni di informazione e di educazione e prevenzione per una buona salute sessuale e riproduttiva e di pianificazione familiare.
-RIEQUILIBRIO della rappresentanza di genere nelle posizioni apicali della Sanità. La media italiana della presenza femminile nella professione medica è del 34,5%.con una prevalenza in alcuni settori quali quelli di continuità assistenziale e l’emergenza territoriale.ma solo il 10% ricopre il ruolo di Primario,ed esiste un unico presidente donna degli Ordini Provinciali , a Gorizia.
-SOSTEGNO della Medicina Territoriale (Medici di medicina Generali, Pediatri di base,specialisti ambulatoriali, ADI). Il progressivo invecchiamento medio della popolazione, se da un lato va visto come un indice positivo, espressione di una buona qualità di vita e di cure sanitarie, dall’altro pone una serie di problemi legati alla sostenibilità economica e sociale di tale cambiamento demografico, con l’incremento delle malattie croniche, prevalenti in questa fascia di popolazione.
La gestione della cronicità è e sarà sempre più, il vero problema della Sanità degli anni a venire.
Basta pensare all’incidenza della Demenza di Alzheimer per rendersene conto .In Italia l’Alzheimer interessa 450.000 persone (6 milioni in Europa) e la cifra è destinata più che a raddoppiare entro il 2050. Queste considerazioni interessano la medicina di genere nello specifico, vuoi per la maggiore longevità del genere femminile, vuoi per il carico del lavoro di cura che sappiamo essere per l’80% femminile. Le Cure Domiciliari, sviluppate a macchia di leopardo nel nostro paese, non sono ancora ben definite con i LEA (livelli essenziali assistenza) non ancora validati. Sempre per motivi analoghi , è importante sostenere la MEDICINA PALLIATIVA, ossia quella che ,non potendosi più porre come obbiettivo la guarigione del paziente,si propone di dargli una qualità di vita accettabile, eliminando il dolore, sostenendone la nutrizione. Bisogna investire in Equipe di Palliativisti territoriali, negli HOSPICE, strutture preposte ad accogliere i malati terminali, accompagnandoli nella fase finale del loro percorso .Sono solo 200 in tutto il territorio nazionale, (6 nella regione Marche) per un totale di 2.300 posti.
Anche il mondo della Sanità sta dunque rapidamente cambiando, le donne devono essere chiamate, insieme agli uomini, a gestire e guidare tale cambiamento, anche se, ad onor del vero, non sono ancora in maniera sufficiente soggetti politici e sociali riconosciuti e non guidano le scelte organizzative e gestionali del settore.