Le donne e il lavoro: utopia o concilazione possibile?

marzo 08, 2009 Di: Palma Del Zompo Categoria: Politica

La conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è una esigenza sempre più sentita dalle famiglie, i cui membri sono quotidianamente impegnati in attività lavorative; si tratta del bisogno di avere una sfera lavorativa compatibile con quella familiare per poter vivere al meglio i molteplici ruoli che le persone hanno all’interno della società. La conciliazione , intesa in questi termini, non è soltanto un problema del singolo, ma riguarda la famiglia in toto, l’organizzazione del lavoro e dei tempi di vita e il coordinamento dei servizi di interesse pubblico.
Se questa conciliazione non viene raggiunta, ciò comporta un inevitabile costo sociale: nell’impossibilità di conciliare gli individui rinunciano a costruire una famiglia e ad avere figli, oppure (ciò vale soprattutto per le donne) rinunciano alla vita professionale. Alcuni indicatori ce lo dimostrano in maniera evidente, basti pensare al basso tasso demografico, al tasso di occupazione tra i più bassi d’Europa , alla scarsa rappresentanza femminile in ambito politico. Perché l’”impasse” possa essere superato occorre che i “decisori pubblici” assumano su di sé la complessità del problema,elaborando soluzioni accessibili che, mobilitando attori e risorse diverse consentano possibili risposte a queste esigenze.
Un vero punto di svolta, dal punto di vista normativo e culturale, si è avuto con la legge 8 Marzo 2000 n.53, recante “ Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città” che si pone l’obiettivo di promuovere tutto ciò mediante l’istituzione di congedi parentali e l’estensione del sostegno ai genitori di soggetti portatori di handicap, l’istituzione di misure a sostegno della flessibilità di orario e di norme che dispongono il coordinamento dei tempi di funzionamento delle città.
In particolare viene introdotto l’articolo 9 che prevede l’erogazione di contributi in favore di aziende che intendono realizzare azioni positive orientate alla conciliazione tra vita professionale e vita famigliare. Le tipologie di azione finanziabili sono molteplici e sono state arricchite dalla legge finanziaria del 2007 (legge 27 dicembre 2006 n. 296), a seguito della quale è ora possibile il finanziamento di:
progetti volti a finanziare particolari forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro, con priorità per i genitori che abbiano bambini fino a 12 anni di età (esteso a 15 in caso di affido o adozione), come part-time reversibile, il telelavoro e il lavoro a domicilio, la banca delle ore, l’orario concentrato, la flessibilità dei turni, etc.
a) percorsi formativi per il reinserimento in azienda dei lavoratori dopo un periodo di congedo superiore a 60 giorni
b) progetti che consentano la sostituzione del titolare di impresa o del lavoratore autonomo, in periodi corrispondenti a quelli di astensione obbligatoria o di congedo parentale, con altro imprenditore o lavoratore autonomo
c) interventi volti a favorire la sostituzione , il reinserimento l’articolazione della prestazione lavorativa e la formazione dei lavoratori con figli minori o disabili o anziani non autosufficienti a carico e a qualificare l’azienda come luogo di promozione di forme di conciliazione.
I progetti sono finanziabili al 100% fino a un importo massimo complessivo pari ad un milione di euro. La loro durata massima è di 24 mesi.
Tale legge , purtroppo, è però poco conosciuta e di conseguenza poco applicata, soprattutto nella nostra Regione.
Poiché le Autonomie Locali possono promuovere sperimentazioni pilota finalizzate a creare una rete di supporto alla contrattazione in materia e i progetti derivanti da accordi stipulati nell’ambito di tali sperimentazioni sono valutati con “ titolo preferenziale” ai fini dell’ammissione, come Consigliere di Pari Opportunità del Comune di S. Benedetto del Tronto, mi sono fatta promotrice di un Protocollo d’Intesa per l’attuazione di tale legge tra l’ Amministrazione Comunale e rappresentanti dei Sindacati CGIL,CISL,UIL; dell’Ordine dei Dottori Commercialisti;dei Consulenti del Lavoro; delle associazioni di categoria: CNA,Confartigianato;Confcommercio;Confesercenti;Confindustria.
Il 23 Gennaio c’è stata la firma di tutti i partecipanti al Protocollo d’Intesa presso la Sala Consiliare, con il Sindaco della città Giovanni Gaspari.
E’ già in programma una prima riunione operativa per la prossima settimana con lo scopo di diventare operativi nel più breve tempo possibile, come si conviene alla “Politica del Fare” che contraddistingue l’Italia Dei Valori.
Ritengo tali tematiche estremamente importanti per cui saranno oggetto del Convegno con il quale festeggeremo l’8 Marzo presso l’Auditorium Comunale di S.Benedetto alle ore 9.30 dal titolo: DONNE E LAVORO. UTOPIA O CONCILIAZIONE POSSIBILE?
Siete tutti invitati a partecipare e a portare il vostro contributo.
Credo ,che specie in questi tempi difficili per l’economia ovunque e in particolare nel nostro territorio in cui tante aziende sono in difficoltà, creare occasioni di lavoro, di progettualità premianti per le buone prassi, sia una esigenza e un dovere per chi , come me, si occupa della “res”pubblica.

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Donne e lavoro

marzo 07, 2009 Di: Palma Del Zompo Categoria: Politica

Quando si parla di donne e di lavoro delle donne, spesso si pensa che si tratti di “ cose di donne “, di
cui gli uomini ritengono di potersi disinteressare, ritenendoli marginali o perlomeno non una priorità.
Interessantissimi incontri su questi temi vedono una larga partecipazione femminile, i pochi uomini
presenti considerati quasi degli “originali”.
Questo rimarca il persistere, nel nostro paese, di stereotipi culturali che ne sottolineano l’arretratezza
rispetto ad altri e sottolinea che non si è percepito che il lavoro femminile non è solo un modo di
partecipazione delle donne alla vita democratica, quindi un fatto di equità e diritti,pari opportunità in
senso letterale, ma un fatto di mera convenienza economica, convenienza per l’imprenditore,per le
imprenditrici,per le lavoratrici, per l’intera economia italiana.
DOBBIAMO RIBADIRLO CON FORZA: L’OCCUPAZIONE FEMMINILE E’ UN FATTORE DI
SVILUPPO PER LA SOCIETA’ ITALIANA TUTTA.
L’Italia si trova ad un livello di occupazione femminile del 46%, con punte minime del 31% nelle
regioni meridionali, ben lontano dal quel 60% dell’obbiettivo di Lisbona previsto per il 2010. La media
europea è del 57%.Solo Malta tra i 27 paesi membri è messa peggio.
In Italia quasi il 20%delle donne lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio e il tasso di occupazione
delle madri con figli di età inferiore a 6 anni è del 25% inferiore a quella delle single (FAMIGLIA o
LAVORO???).
D’altro canto una parte delle donne italiane vorrebbe lavorare di più di quanto non faccia: il part-time
copre il 27% del livello complessivo dell’occupazione femminile, di queste almeno il 10%, una su tre,
ha un part-time involontario (buona parte del lavoro femminile ha caratteristiche di precarietà,di basso
livello retributivo,di saltuarietà), altre hanno un part-time di conciliazione (le donne con figli sotto a 15
anni in famiglie in cui lavorano entrambi i genitori, è part-time al 49%, dati ISTAT).
Vorrebbero più figli di quanti non ne abbiano. A fronte del desiderio di una maggiore maternità esiste
un dato, acclarato e verificato in particolare nei paesi del nord-europa, contro intuitivo e abbastanza
nuovo,che le donne che lavorano sono quelle che hanno in media più figli rispetto alle donne che non
lavorano o che hanno occupazioni saltuarie.
Aumentare quindi l’occupazione femminile significa :
-aumentare la crescita complessiva del paese
-diminuire il rischio di povertà (le famiglie monoreddito hanno un rischio molto più elevato rispetto a
quelle in cui anche la donna lavora)
-aumentare la natalità
-utilizzare le conoscenze delle donne ( sappiamo che hanno risultati scolastici più brillanti rispetto ai
colleghi maschi, si laureano prima e con voti più alti). Non si disperderebbe il loro Know-how, il loro
patrimonio di conoscenze.
-migliorare la qualità della vita, anche di quella degli uomini,che iniziano ad avvertire una
insoddisfazione rispetto al poco tempo trascorso in famiglia promuovendo una maggiore applicazione
delle politiche di conciliazione
La conciliazione tra i tempi di vita e i tempi del lavoro è una esigenza sempre più sentita, nel tentativo
di svolgere le molteplici funzioni che i ruoli che rivestiamo ci impongono. In questo senso la
conciliazione non è più un problema del singolo, ma della società intera di cui i decisori pubblici
devono assumersi tutta la complessità.
Questo è particolarmente vero per le donne, su cui pesa il maggior lavoro di cura (80%,anche quando
hanno un lavoro esterno, sono 5 ore e 20 minuti al giorno, rispetto a 1 ora e 35 minuti degli uomini) ,
donne che nell’impossibilità di farlo si trovano a rinunciare o al lavoro o a farsi una famiglia.
I paesi ( come la Spagna) che hanno investito sull’occupazione femminile, ottenendo aumenti di tassi
percentuali che sfiorano il 10% hanno avuto incrementi importanti del PIL. Non vanno certo in questa
direzione le decisioni prese dall’attuale governo di destra:
basti pensare alla CANCELLAZIONE della legge 188/2007 per contrastare il fenomeno delle
dimissioni in bianco o alla penalizzazione di fatto del lavoro femminile con la DETASSAZIONE degli
straordinari,ben sapendo come sia già difficile per le donne fare l’orario ordinario.
Le proposte che ,come forza politica , dobbiamo perseguire con la pragmaticità che contraddistingue
l’Italia Dei Valori sono molte, tra queste alcune prioritarie:
-incentivazioni fiscali per le aziende che assumono donne, in particolare quelle che rientrano nel mondo
del lavoro dopo essersi dedicate al lavoro di cura di figli e anziani
-promozione dell’imprenditoria femminile:
agevolazioni di accesso al credito (le imprese femminili hanno tassi di interesse superiori del 3%
rispetto a quelle con titolari maschi-Alesina docet).
Incubatori di impresa. Tutoraggio di giovani imprenditrici da parte di altre imprenditrici
esperte
-detraibilità fiscale delle spese di cura per tutte le donne lavoratrici
- implementazione delle azioni di conciliazione:
applicazione dell’art.9 legge 53/2000
estensione dei congedi parentali laddove ne usufruiscano i padri, prevedendo una obbligatorietà del
congedo maschile, magari di pochi giorni che avrebbe un forte impatto simbolico
creazione di nuove figure di assistenza che accompagnino le nuove mamme nei primi mesi di vita del
bambino
-certificazione di qualità delle politiche di genere, alle imprese che prevedano piani di azioni positive
con premialità nell’accesso ai pubblici concorsi e altre agevolazioni.
La crisi economica globale che stiamo attraversando e che vede colpire ancora una volta e di più
alcune categorie di lavoratori e lavoratrici deve diventare l’occasione per dare una svolta vera alle
politiche lavorative e di genere in particolare, deve diventare un cavallo di battaglia della nostra azione
politica, togliendo queste tematiche alla loro solo APPARENTE MARGINALITA’, facendone una
scommessa da giocare e vincere per far ripartire il paese Italia sia da un punto di vista economico che
culturale.