Archivio per ‘Pari Opportunità’

A proposito di mobilità e disabilità

luglio 15, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Attualità, Pari Opportunità, Politica

 

“Capire prima di discutere, discutere prima di condannare”, vorrei partire da questa frase citata dall’assessore Emili per fare alcune considerazioni sulla discussione -polemica , aspra, che si sta svolgendo in questi giorni con l’ex assessore Torquati in merito alle problematiche del trasporto dei disabili. Non certo per un quarto d’ora di celebrità(?), come ipotizza la Emili quando qualcuno è in disaccordo con lei, ma in quanto consigliere comunale per le Pari Opportunità.

Penso che ciò che lamenta Torquati sia , al di là delle soluzioni tecniche proposte ( il trasporto a chiamata, che pure è una realtà in città dalla cultura di accoglienza consolidata, come  Ferrara o Torino), che realizzano una sorta di “apartheid” delle persone che si muovono con difficoltà… e non è un modo diverso per parlare di disabili, ma far notare che i problemi di mobilità riguardano anche gli anziani, le mamme con carrozzine, le disabilità temporanee…sia, dicevo, l’approccio culturale al problema, la mancanza di una politica più ampia e accogliente nei confronti di questi temi da parte dell’amministrazione comunale e soprattutto di soluzioni più discusse, partecipate, che coinvolgano le associazioni interessate per proporre magari soluzioni alternative. Ci sono città, penso a Parma per esempio, dove un accordo pubblico-privato ha fatto sì che siano stati dati 3 mezzi (2 pulmini e un doblò) in comodato d’uso gratuito al comune  dedicati al trasporto per disabili, che si ripaga con le inserzioni pubblicitarie su questi mezzi messi fatte da aziende” sensibili ” al tema , o a campagne di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini (nel comune di Castelfiorentino, per esempio) che invitano i cittadini a segnalare le barriere al comune che provvede poi alla loro rimozione. Creando una sinergia con gli addetti ai lavori dell’amministrazione comunale  che devono controllare con rigore l’effettiva mancanza di barriere architettoniche nelle costruzioni. Ci vogliono soldi, è vero, tanti soldi, per mettere a norma i mezzi di trasporto, le fermate, e quant’altro ma è proprio questo che bisogna fare in una città che vorrebbe essere solidale. Come reperire i fondi necessari? Per questo e per altre politiche di solidarietà? Con una programmazione seria, che scaglioni nel tempo gli interventi e con proposte , magari particolari ma praticabili. Provo a farne una.

Noi siamo una città a vocazione turistica, bene, è appena nato un ente,  l’”ISITT” Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, che ha lo scopo  “di elaborare, valutare, attuare e incoraggiare politiche di accoglienza, sensibilizzazione e promozione culturale, per sviluppare le tematiche del turismo per tutti.” Dove per turismo per tutti si intende creare le condizioni ideali di fruibilità del territorio per turisti che presentano esigenze particolari in funzione del loro stato di salute, momentaneo o permanente, delle loro condizioni fisiche o mentali o delle loro difficoltà”. Quindi fare in modo che i turisti con esigenze particolari (persone con disabilità, anziane, con allergie o intolleranze alimentari, con neonati al seguito ecc.) vengano considerati clienti come tutti gli altri. Questo significa diffondere la cultura dall’accessibilità nel turismo, con la convinzione che la parola “accessibile” sia anche sinonimo di “comodo” per tutti, indipendentemente dalle difficoltà o dalle disabilità.

Il turismo accessibile è un mercato, tra l’altro con enormi potenzialità di sviluppo visto che il numero delle persone anziane e con disabilità è e sarà in costante aumento per il progressivo invecchiamento della popolazione.

Le caratteristiche delle nostre spiagge e lo sviluppo essenzialmente pianeggiante della nostra città ben si adattano a questo.

Propongo perciò la creazione di un tavolo di lavoro che si impegni su queste tematiche  nel tentativo di  proporre soluzioni, piuttosto che sterili contrapposizioni.

Palma Del Zompo

Consigliere per le Pari Opportunità

La conciliazione tra tempi di vita e di lavoro al Festival di Treia

luglio 08, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Pari Opportunità, Politica

 

Lo scorso 24-25-26 Giugno si è svolto a Treia, l’incantevole borgo medievale del Maceratese, la prima edizione del Festival del Lavoro, organizzato dall’Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro. Per tre giorni giuslavoristi, politici, imprenditori, rappresentanti delle parti sociali hanno parlato di lavoro analizzandolo in tutte le sue forme con convegni, tavole rotonde, interviste, che hanno avuto una grande risonanza mediatica sia a livello Regionale ( servizi su quotidiani, TG 3) che Nazionale ( trasmissione RAI 1 con Pino Insegno).

La presenza di importanti rappresentanti (Tiziano Treu, Ignazio Marino, Ferruccio De Bortoli, Mario Baldassarri, Cesare Damiano, Andrea Vianello …) del mondo accademico, del giornalismo sia cartaceo che televisivo hanno dato modo di approfondire le tematiche più diverse. Alcuni titoli :” Empatia ed autoefficacia nel colloquio di lavoro”, “Le opportunità fornite dal lavoro accessorio”, “Le pensioni domani:cicala o formica?”, “Le misure contro il lavoro sommerso”, “Etica del lavoro e la responsabilità sociale delle imprese”, “ La manovra economica. Gli impatti sull’occupazione” solo per citarne alcuni.

Tra gli incontri in programma c’è stato nella giornata di venerdì 25, anche quello su “Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” che ha visto la partecipazione accanto a Carla Capriotti (Revisore Consiglio Provinciale dell’Ordine dei CDL di Ascoli Piceno), la mia ( nelle vesti di Consigliere Comunale alle Pari Opportunità del Comune di S. Benedetto del Tronto), Daniela Bianchi ( Titolare del laboratorio BioAesis di Jesi). Si è parlato della applicazione dell’art. 9 della legge 53/2000 che finanzia , su incipit del Ministero della Famiglia, progetti volti proprio alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, finanziando progetti di part-time, tele-lavoro, banca delle ore, riqualificazione e formazione di lavoratori dopo periodi di congedo parentale, sostituzioni di titolari d’impresa , etc. Progettualità che sono state oggetto di un Protocollo d’intesa , volto a favorirne la diffusione e la conoscenza, firmato nel gennaio dello scorso anno proprio su mia iniziativa dall’amministrazione sambenedettese. Il Lavoro , la sua mancanza, la sua precarietà, è davvero la prima emergenza del nostro territorio e del nostro Paese, oggi più che mai. In particolare l’occupazione femminile, al 47% in Italia (con percentuali molto inferiori nel Meridione), che ci vede in fondo alle graduatorie d’Europa, dopo di noi solo Malta. Questa è stata una splendida occasione per approfondire queste tematiche nel tentativo di fornire strumenti utili al superamento delle criticità che inevitabilmente le accompagnano.

RAGGIUNTI!!!!!

gennaio 08, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Pari Opportunità, Politica

                                               

 

E’ notizia di oggi che nel 2010 l’occupazione femminile negli Stati Uniti raggiungerà quella maschile, con la previsione di un sorpasso in breve tempo.

Questa notizia mi stimola a fare alcune considerazioni .Innanzitutto la diversità della situazione nel nostro Paese. Il livello di occupazione femminile in Italia è del 46%, con punte minime del 31% nelle regioni meridionali, ben lontano dal quel 60% dell’obbiettivo di Lisbona previsto per il 2010. La media europea è del 57%. Solo Malta tra i 27 paesi membri è messa peggio.
In Italia quasi il 20%delle donne lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio e il tasso di occupazione
delle madri con figli di età inferiore a 6 anni è del 25% inferiore a quella delle single: famiglia o lavoro? Questo il dilemma…

D’altro canto una parte delle donne italiane vorrebbe lavorare di più di quanto non faccia:  il part-time copre il 27% del livello complessivo dell’occupazione femminile, di queste almeno il 10%, (una su tre), ha un part-time involontario (buona parte del lavoro femminile ha caratteristiche di precarietà, di basso livello retributivo, di saltuarietà), altre hanno un part-time di conciliazione (le donne con figli sotto a 15 anni in famiglie in cui lavorano entrambi i genitori, è part-time al 49%, (dati ISTAT).

Le donne vorrebbero più figli di quanti non ne abbiano. A fronte del desiderio di una maggiore maternità esiste un dato, acclarato e verificato in particolare nei paesi del Nord-Europa, contro intuitivo e abbastanza nuovo,che le donne che lavorano sono quelle che hanno in media più figli rispetto alle donne che non lavorano o che hanno occupazioni saltuarie.

Va da sé quindi che aumentare l’occupazione femminile significa:

-aumentare la crescita complessiva del paese

-diminuire il rischio di povertà (le famiglie monoreddito hanno un rischio molto più elevato rispetto a quelle in cui anche la donna lavora)

-aumentare la natalità

-utilizzare le conoscenze delle donne ( sappiamo che hanno risultati scolastici più brillanti rispetto ai colleghi maschi, si laureano prima e con voti più alti). Non si disperderebbe il loro Know-how, il loro patrimonio di conoscenze.

In poche parole significa migliorare la qualità della vita di tutti, anche di quella degli uomini, che in molti casi iniziano ad avvertire una insoddisfazione rispetto al poco tempo trascorso in famiglia.

La parola magica dovrebbe essere: “conciliazione”.

La conciliazione tra i tempi di vita e i tempi del lavoro è una esigenza sempre più sentita, nel tentativo di svolgere le molteplici funzioni che i ruoli che le donne rivestono impongono loro. In questo senso la conciliazione non è più un problema del singolo, ma della società intera di cui i decisori pubblici devono assumersi tutta la complessità.

Questo è particolarmente vero per le donne, su cui pesa il maggior lavoro di cura (80%, anche quando hanno un lavoro esterno, sono 5 ore e 20 minuti al giorno, rispetto a 1 ora e 35 minuti degli uomini), donne che nell’impossibilità di farlo si trovano a rinunciare o al lavoro o a farsi una famiglia. E’ per questo che ,un anno fa , mi sono fatta promotrice di un Protocollo d’Intesa  firmato dall’Amministrazione Comunale, dalle Associazioni di Categoria, dai Sindacati per l’applicazione della legge 53/2000, in particolare dell’art.9 che favorisce proprio progetti sulla conciliazione, (anche se a tutt’oggi il Ministero della Famiglia, competente per la sua attuazione, ne ha bloccato i fondi).

I paesi ( come la Spagna) che hanno investito sull’occupazione femminile, ottenendo aumenti di tassi percentuali che sfiorano il 10% hanno avuto incrementi importanti del PIL.

Non vanno certo in questa direzione le decisioni prese dall’attuale governo di destra: basti pensare alla cancellazione della legge 188/2007 per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco o alla penalizzazione” di fatto” del lavoro femminile con la detassazione degli straordinari, ben sapendo come sia già difficile per le donne fare l’orario ordinario.

Allora non basta evidenziare i problemi, ma è urgente e indispensabile avanzare proposte. Tra le molte possibili, provo ad indicarne alcune secondo me prioritarie:

*Incentivazioni fiscali per le aziende che assumono donne, in particolare quelle che rientrano nel mondo del lavoro dopo essersi dedicate al lavoro di cura di figli e anziani
*Promozione dell’imprenditoria femminile:

-        agevolazioni di accesso al credito (le imprese femminili hanno tassi di interesse superiori del 3% rispetto a quelle con titolari maschi Alesina docet).

-        Incubatori di impresa. Tutoraggio di giovani imprenditrici da parte di altre imprenditrici esperte

-        Detraibilità fiscale delle spese di cura pEr tutte le donne lavoratrici

* Implementazione delle azioni di conciliazione attraverso:

-        -l’applicazione dell’art.9 legge 53/2000;

-        -l’estensione dei congedi parentali laddove ne usufruiscano i padri, prevedendo una obbligatorietà del congedo maschile ( magari di pochi giorni ),  che dovrebbe avere un forte impatto simbolico;

-        -creazione di nuove figure di assistenza che accompagnino le nuove mamme nei primi mesi di vita del bambino aiutandole ad affrontarne le ansie e contribuendo magari a diminuire l’incidenza delle “depressioni del post-partum”.

*Certificazione di qualità delle politiche di genere, alle imprese che prevedano piani di azioni positive con premialità nell’accesso alle gare pubbliche e altre agevolazioni.

Perché non proviamo ad affrontare la crisi economica globale che stiamo attraversando, in particolare nel nostro territorio,  per dare una svolta alle politiche lavorative e di genere in particolare? Può e deve diventare un cavallo di battaglia dell’azione politica, togliendo queste tematiche alla loro solo apparente marginalità. Perché non pensare alla nostra nuova Provincia come un laboratorio dove questi temi diventino una scommessa da giocare e vincere per far ripartire il nostro territorio sia da un punto di vista economico che culturale? Perché non porci come obbiettivo una sorta di “bollino rosa” per promuovere le aziende che si impegnano in questa direzione?

Potrebbe diventare un elemento caratterizzante del Piceno, magari un apripista di nuove esperienze lavorative che potrebbero condurre al miglioramento della nostra qualità di vita e alla creazione di nuovi lavori e nuove opportunità.

Io ci credo e ci spero.

 

Palma Del Zompo

Consigliere per le Pari opportunità

Italia Dei Valori

 

 

A proposito di rappresentanza femminile in politica

settembre 25, 2009 Di: Palma Del Zompo Categoria: Pari Opportunità, Politica

Dopo la sentenza del TAR della Puglia che ha azzerato la giunta della Provincia di Taranto per l’assenza della rappresentanza femminile nell’esecutivo, torna più che mai di attualità quanto da me scritto e stigmatizzato subito dopo le elezioni nella nostra Provincia di Ascoli Piceno con una lettera aperta al neo-presidente Piero Celani, in cui, evidenziando la mancata presenza femminile nel Consiglio, gli chiedevo” almeno” la nomina di un Assessore donna a colmare questa lacuna.

Invito inascoltato. Ora esiste un pronunciamento di un organo della giustizia amministrativa, il Tar pugliese appunto, che ha avuto anche l’avvallo della Ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

E’ ben triste che sia necessario imporre per legge ciò che dovrebbe essere solo dettato dalla giustizia sociale, se non dal semplice buon senso. Eppure…”mala tempora currunt” per il ruolo delle donne, per come la loro immagine viene spesso proposta e usata, per le sacrosante rivendicazioni di una più adeguata rappresentanza femminile, non solo in politica, ma nelle posizioni apicali di ogni ambito, da quello delle imprese  alle banche,  dalla Scuola alle Università, dalla Sanità agli Enti pubblici. Settori alcuni, con dipendenti a prevalenza femminile, ma solo nella base, ai vertici solo uomini, nella stragrande maggioranza. Si chiama “segregazione verticale” o “gender gup” come lo definiscono gli anglofoni. Non è più tempo di pensare che siano problemi delle donne. Se gli uomini, la società tutta non si convincerà che i temi che stanno a cuore alle donne, dalla conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro, al lavoro di cura dei bambini e degli anziani, alla povertà che sempre di più si coniuga al femminile in tutto il mondo, industrializzato e non, e così via…Se non c’è “rispetto” per le donne, se non a parole… sarà tutta la società a soffrirne, a impoverirsi, a rappresentarle come “veline” e non come donne vere.

Palma Del Zompo

Consigliera per le Pari Opportunità

S.Benedetto del Tronto     li 26 settembre 2009

 

 

 

Inserimento del progetto sulla conciliazione tra tempi di vita e lavoro nel libro”Donne, talento e tecnologia”

luglio 21, 2009 Di: Palma Del Zompo Categoria: Pari Opportunità

futuro-al-femminile-16luglio09-9