Archivio per ‘Politica’

De Profundis per l’Azienda Ospedaliera”Ospedali Riuniti Marche Sud”

luglio 30, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Attualità, Politica, Sanità

 

Qualche giorno fa, lo scorso 19 Luglio per precisione, la Giunta Regionale delle Marche ha deliberato la “Proposta di legge regionale “ che sancisce la proposta del nuovo Piano  Socio-Sanitario per il triennio 2010-2012. Tante le novità, tra cui il parziale accorpamento dei servizi sociali in ambito sanitario, la soppressione dell’ARS (Agenzia Regionale Sanitaria), l’aggiunta all’elenco degli Enti del SSR sia dell’INRCA sia dell’Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti Marche Nord” ( che integra gli ospedali di Fano e Pesaro) già istituita dalla l.r.21/2009, modifiche all’organizzazione in Area Vasta con maggiori poteri di delega da parte dell’ASUR…

…e l’Azienda Ospedaliera” Ospedali Riuniti Marche Sud” che doveva integrare i due ospedali di Ascoli e S.Benedetto che fine ha fatto???

C’era già stata, analogamente al progetto per il Nord delle Marche riconosciuto in questo piano, una delibera di giunta regionale, per la precisione la n° 805 del 18 Maggio 2009,  che proponeva proprio l’istituzione di una Azienda che doveva integrare i servizi tra gli Ospedali di Ascoli e S.Benedetto, in un’ottica di gestione della Sanità in Area Vasta ,  ottimizzando la spesa senza penalizzare la qualità dell’offerta sanitaria, in altre parole : alcuni servizi in un Ospedale , alcuni nell’altro, con alcuni Primariati in comune, facendo nascere delle eccellenze che rispondessero al bacino di utenza di tutta la Provincia e anche di regioni limitrofe, cercando di colmare quel divario di investimenti in risorse sia umane che tecnologiche che da tempo avviene a scapito del nostro territorio rispetto ad altre aree della regione… e  poi? Che è successo di tutto questo lavoro? Si è avuto paura di assumere in prima persona la responsabilità di questa gestione ? Non si sono trovati i soldi necessari ancora una volta per il sud delle Marche?

 

 L’iter legislativo si è bloccato, ci sono state le dimissioni dell’ex-direttore Dr. Petrone, l’avvento del commissario Dr. Esposito, ora del nuovo direttore Dr. Novelli.. e il progetto dell’Azienda Ospedaliera ? Azienda che significa autonomia giuridica, amministrativa, gestionale  rispetto alla semplice concentrazione di offerta sanitaria in Area Vasta ? è semplicemente sparita, desaparecida, il tutto nel silenzio più assordante dei nostri amministratori locali che avrebbero dovuto seguire, perorare , supportare con progetti ed iniziative questa possibilità.

Nella mia veste di presidente della commissione consiliare affari sociali-sanità e di professionista della sanità, ho cercato di scriverne,  di parlarne nell’ambito della commissione, ma sono stata tacciata di ingerenza” della politica nella sanità : appunto come se non esistesse una politica sanitaria !

Come se non fosse chiaro che l’ingerenza che i cittadini e tutti noi non vogliamo non sia quella di scelte o magari di progressioni di carriera non trasparenti e non certo la discussione aperta su queste tematiche così decisive per la qualità dell’offerta sanitaria nel nostro territorio.

Mi chiedo dove sono finiti gli oltre 30 progetti che facevano parte dei 2 team-work in cui sono stati coinvolti i professionisti dei 2 Ospedali di Ascoli e S.Benedetto, che servivano a riempire di possibili contenuti la nascente Azienda Ospedaliera .

 Si sono mai riuniti i protagonisti di questa possibile fusione nell’ultimo anno ??

Sono stati coinvolti nella decisione di affossare…pardon…abbandonare il progetto, già partito, per costituire l’Azienda Ospedaliera integrativa dei due nosocomi piceni?? Oppure la partecipazione è necessaria nella forma, ma non nella sostanza perché le decisioni vere, importanti si prendono a prescindere??

Davvero tante domande che attendono una risposta , le attendo come consigliere comunale, come presidente della commissione consigliare affari sociali-sanità, come medico e come cittadino, insieme a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra sanità.

Palma Del Zompo

A proposito di mobilità e disabilità

luglio 15, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Attualità, Pari Opportunità, Politica

 

“Capire prima di discutere, discutere prima di condannare”, vorrei partire da questa frase citata dall’assessore Emili per fare alcune considerazioni sulla discussione -polemica , aspra, che si sta svolgendo in questi giorni con l’ex assessore Torquati in merito alle problematiche del trasporto dei disabili. Non certo per un quarto d’ora di celebrità(?), come ipotizza la Emili quando qualcuno è in disaccordo con lei, ma in quanto consigliere comunale per le Pari Opportunità.

Penso che ciò che lamenta Torquati sia , al di là delle soluzioni tecniche proposte ( il trasporto a chiamata, che pure è una realtà in città dalla cultura di accoglienza consolidata, come  Ferrara o Torino), che realizzano una sorta di “apartheid” delle persone che si muovono con difficoltà… e non è un modo diverso per parlare di disabili, ma far notare che i problemi di mobilità riguardano anche gli anziani, le mamme con carrozzine, le disabilità temporanee…sia, dicevo, l’approccio culturale al problema, la mancanza di una politica più ampia e accogliente nei confronti di questi temi da parte dell’amministrazione comunale e soprattutto di soluzioni più discusse, partecipate, che coinvolgano le associazioni interessate per proporre magari soluzioni alternative. Ci sono città, penso a Parma per esempio, dove un accordo pubblico-privato ha fatto sì che siano stati dati 3 mezzi (2 pulmini e un doblò) in comodato d’uso gratuito al comune  dedicati al trasporto per disabili, che si ripaga con le inserzioni pubblicitarie su questi mezzi messi fatte da aziende” sensibili ” al tema , o a campagne di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini (nel comune di Castelfiorentino, per esempio) che invitano i cittadini a segnalare le barriere al comune che provvede poi alla loro rimozione. Creando una sinergia con gli addetti ai lavori dell’amministrazione comunale  che devono controllare con rigore l’effettiva mancanza di barriere architettoniche nelle costruzioni. Ci vogliono soldi, è vero, tanti soldi, per mettere a norma i mezzi di trasporto, le fermate, e quant’altro ma è proprio questo che bisogna fare in una città che vorrebbe essere solidale. Come reperire i fondi necessari? Per questo e per altre politiche di solidarietà? Con una programmazione seria, che scaglioni nel tempo gli interventi e con proposte , magari particolari ma praticabili. Provo a farne una.

Noi siamo una città a vocazione turistica, bene, è appena nato un ente,  l’”ISITT” Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, che ha lo scopo  “di elaborare, valutare, attuare e incoraggiare politiche di accoglienza, sensibilizzazione e promozione culturale, per sviluppare le tematiche del turismo per tutti.” Dove per turismo per tutti si intende creare le condizioni ideali di fruibilità del territorio per turisti che presentano esigenze particolari in funzione del loro stato di salute, momentaneo o permanente, delle loro condizioni fisiche o mentali o delle loro difficoltà”. Quindi fare in modo che i turisti con esigenze particolari (persone con disabilità, anziane, con allergie o intolleranze alimentari, con neonati al seguito ecc.) vengano considerati clienti come tutti gli altri. Questo significa diffondere la cultura dall’accessibilità nel turismo, con la convinzione che la parola “accessibile” sia anche sinonimo di “comodo” per tutti, indipendentemente dalle difficoltà o dalle disabilità.

Il turismo accessibile è un mercato, tra l’altro con enormi potenzialità di sviluppo visto che il numero delle persone anziane e con disabilità è e sarà in costante aumento per il progressivo invecchiamento della popolazione.

Le caratteristiche delle nostre spiagge e lo sviluppo essenzialmente pianeggiante della nostra città ben si adattano a questo.

Propongo perciò la creazione di un tavolo di lavoro che si impegni su queste tematiche  nel tentativo di  proporre soluzioni, piuttosto che sterili contrapposizioni.

Palma Del Zompo

Consigliere per le Pari Opportunità

Mozione per l’applicazione della legge 38 sulla Medicina Palliativa

luglio 08, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Politica

Nel Consiglio Comunale del 1 Luglio 2010 è stata da me presentata ed approvata dal Consiglio una Mozione sulla applicazione della legge 38, il cui testo è di seguito:

 

San Benedetto del Tronto 7 Giugno 2010

Alla Presidente del Consiglio Comunale

Al Sindaco

Nel Consiglio Comunale del 7 Agosto 2008 è stata presentata una Mozione, su mia iniziativa, che il Consiglio Comunale ha approvato, nell’intento di sollecitare il Governo a legiferare sul tema delle Direttive Anticipate (più conosciute come “testamento biologico”) e a sostegno della Medicina Palliativa, uno dei veri, autentici successi della Moderna Medicina, pultroppo poco conosciuta e poco attuata, che si pone come obbiettivo non la guarigione del paziente, non più possibile in stadi avanzati di malattia, ma la possibilità di consentirgli una qualità di vita accettabile e priva, o almeno il più possibile povera di dolore nell’ultima fase della sua esistenza.

Mentre per il “testamento biologico”, dopo un periodo di intenso dibattito sia in Parlamento che nell’opinione pubblica, l’iter legislativo si è arenato, così non è stato per la legge sulla Medicina Palliativa, infatti il Parlamento Italiano ha deliberato la legge n. 38 del 15 Marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 Marzo 2010. Questa legge è rivolta ad oltre 250 mila pazienti terminali, 11 mila minori inguaribili, milioni di malati cronici.

E’ una legge di civiltà che permetterà ai medici di prescrivere oppiacei senza troppa burocrazia; che disporrà la valutazione del dolore nella cartella clinica di ogni paziente ricoverato in Ospedale, cercando di realizzare il sogno di un ospedale senza dolore; che prevede l’istituzione di due reti distinte, una per le cure palliative, l’altra per la terapia del dolore, costituite dall’insieme delle strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali; che favorisce la creazione di “Hospice”, strutture residenziali per pazienti terminali, oggi assolutamente insufficienti. Pertanto

CONSIDERATO

che le finalità della stessa, definite nel comma 1 e 2 dell’art.1, in cui viene tutelato e garantito l’accesso a tali cure nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza (di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio 2002), devono rispettare i principi fondamentali di :

a) tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione

b) tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine

c) adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia

RICORDANDO

che le cure palliative e la terapia del dolore costituiscono obiettivi prioritari del Piano Sanitario Nazionale ai sensi dell’art.1, commi 34 e 34 bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni; tenuto conto anche dell’accordo tra Governo, Regioni e Provincie autonome di Trento e Bolzano in materia di cure palliative pediatriche sottoscritto il 27 giugno 2007 e del documento tecnico sulle cure palliative pediatriche approvato il 20 marzo 2008 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Provincie autonome di Trento e Bolzano

SOTTOLINEANDO

Che l’attuazione dei principi della legge 38 in conformità alle linee guida definite ai sensi del comma 2 dell’art. 3 della stessa costituisce adempimento regionale ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo del Servizio Sanitario Nazionale a carico dello Stato

SOTTOLINEANDO

che il Ministero della salute, d’intesa con le Regioni e le Provincie autonome, promuove nel triennio 2010-2012 la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative e che a tale scopo è autorizzata la spesa di 50.000 euro per l’anno 2010 e 150.000 per ciascuno degli anni 2011 e 2012 (art. 4)

che al fine di rafforzare l’attività svolta dai Comitati “Ospedale senza dolore” è autorizzata la spesa di 1.450.000euro per l’anno 2010 e 1.000.000 per l’anno 2011(art. 6) e che tali risorse sono ripartite e destinate a iniziative , anche di carattere formativo e sperimentale, volte a sviluppare il coordinamento delle azioni di cura del dolore favorendone l’integrazione a livello territoriale

RICORDANDO

Che entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, in sede di Conferenza Stato-Regioni sono definiti i requisiti minimi e le modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle strutture di assistenza ai malati terminali e delle unità di cura palliative e della terapia del dolore domiciliari presenti in ciascuna Regione (comma 3 art. 5)

RICORDANDO

Che per la realizzazione delle finalità della legge in oggetto, il Comitato interministeriale per la programmazione economica , vincola, per un importo non inferiore ai 100 milioni di euro annui una quota del Fondo Sanitario Nazionale

CHIEDO

Di sollecitare la regione Marche, nello specifico l’assessorato alla Sanità, a

  • a) recepire i dispositivi contenuti nella legge n. 38 deliberata dal Parlamento

  • b) individuare e rendere fruibili ai cittadini le strutture e le reti preposte alla sua attuazione

  • c) promuovere campagne di informazione su tali tematiche

  • d) sollecitare il Parlamento a riaprire l’iter legislativo sul “testamento biologico” rispettando le volontà di chi si esprime sulle proprie “living will”

Palma Del Zompo

Consigliere Comunale Italia Dei Valori

La conciliazione tra tempi di vita e di lavoro al Festival di Treia

luglio 08, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Pari Opportunità, Politica

 

Lo scorso 24-25-26 Giugno si è svolto a Treia, l’incantevole borgo medievale del Maceratese, la prima edizione del Festival del Lavoro, organizzato dall’Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro. Per tre giorni giuslavoristi, politici, imprenditori, rappresentanti delle parti sociali hanno parlato di lavoro analizzandolo in tutte le sue forme con convegni, tavole rotonde, interviste, che hanno avuto una grande risonanza mediatica sia a livello Regionale ( servizi su quotidiani, TG 3) che Nazionale ( trasmissione RAI 1 con Pino Insegno).

La presenza di importanti rappresentanti (Tiziano Treu, Ignazio Marino, Ferruccio De Bortoli, Mario Baldassarri, Cesare Damiano, Andrea Vianello …) del mondo accademico, del giornalismo sia cartaceo che televisivo hanno dato modo di approfondire le tematiche più diverse. Alcuni titoli :” Empatia ed autoefficacia nel colloquio di lavoro”, “Le opportunità fornite dal lavoro accessorio”, “Le pensioni domani:cicala o formica?”, “Le misure contro il lavoro sommerso”, “Etica del lavoro e la responsabilità sociale delle imprese”, “ La manovra economica. Gli impatti sull’occupazione” solo per citarne alcuni.

Tra gli incontri in programma c’è stato nella giornata di venerdì 25, anche quello su “Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” che ha visto la partecipazione accanto a Carla Capriotti (Revisore Consiglio Provinciale dell’Ordine dei CDL di Ascoli Piceno), la mia ( nelle vesti di Consigliere Comunale alle Pari Opportunità del Comune di S. Benedetto del Tronto), Daniela Bianchi ( Titolare del laboratorio BioAesis di Jesi). Si è parlato della applicazione dell’art. 9 della legge 53/2000 che finanzia , su incipit del Ministero della Famiglia, progetti volti proprio alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, finanziando progetti di part-time, tele-lavoro, banca delle ore, riqualificazione e formazione di lavoratori dopo periodi di congedo parentale, sostituzioni di titolari d’impresa , etc. Progettualità che sono state oggetto di un Protocollo d’intesa , volto a favorirne la diffusione e la conoscenza, firmato nel gennaio dello scorso anno proprio su mia iniziativa dall’amministrazione sambenedettese. Il Lavoro , la sua mancanza, la sua precarietà, è davvero la prima emergenza del nostro territorio e del nostro Paese, oggi più che mai. In particolare l’occupazione femminile, al 47% in Italia (con percentuali molto inferiori nel Meridione), che ci vede in fondo alle graduatorie d’Europa, dopo di noi solo Malta. Questa è stata una splendida occasione per approfondire queste tematiche nel tentativo di fornire strumenti utili al superamento delle criticità che inevitabilmente le accompagnano.

Intervista sulla Sanità per ilquotidiano.it

gennaio 19, 2010 Di: Palma Del Zompo Categoria: Politica, Sanità

 

Organizzazione su area vasta e Azienda ospedaliera unica: problemi aperti. Intervista alla consigliera Palma del Zompo.

 

Dalla delibera della Giunta regionale dell’ottobre 2007 che ha dato il via, all’interno del Piano Sanitario regionale, al Progetto sperimentale per l’istituzione dell’ Area Vasta nelle zone nord e sud della regione Marche (Fano- Pesaro, Ascoli-San Benedetto), ancora nessuna novità ed iniziativa di pianificazione a lungo termine è stata assunta per la razionalizzazione del servizio sanitario dell’area picena.

 

L’ultimo evento significativo, ma in negativo, le dimissioni del Direttore Sanitario Generale nonché responsabile dell’attuazione del Progetto Area Vasta della zona Ascoli-San Benedetto, dottor Giuseppe Petrone, che, esecutive a partire dal 30 settembre 2009, lasciano decapitato a livello operativo il progetto stesso, nonostante la nomina di un commissario con incarico temporaneo, il dottor Massimo Esposito.

Per portare un contributo di chiarezza ai cittadini su un tema di importanza centrale nella vita quotidiana delle persone e in cui l’adozione di determinati obiettivi, l’assunzione di precise scelte riguardo le possibili modalità attuative, non saranno privi di conseguenze nella esistenza concreta di migliaia di persone, sarebbe auspicabile che i cittadini stessi ricevessero una informazione, per quanto possibile, puntuale ed esauriente sulla complessità dei problemi e sulla valutazione delle differenti opzioni finora in campo.

Ne abbiamo parlato con la Consigliera comunale dottoressa Palma del Zompo, che del progetto di area vasta è sempre stata sostenitrice e che ritiene che la sfida impegnativa rivolta alla realizzazione di una razionalizzazione del servizio sanitario nell’ area del piceno, vada raccolta ed evasa attraverso un serio impegno politico di tutti gli attori coinvolti e che si debba uscire dall’immobilismo in cui attualmente il progetto è bloccato.

 

Per fare un po’ di chiarezza circa gli eventi politici e amministrativi legati all’attuazione del Piano Sanitario regionale e offrire un contributo di chiarezza riguardo i problemi in campo occorrerebbe ripercorrere in sintesi l’iter di tutta la vicenda. Come nasce il Progetto di organizzazione su area vasta?

Obiettivo generale dell’istituzione dell’organizzazione su area vasta è quello di concentrare gli interventi sanitari richiesti nel territorio in modo da conseguire il raggiungimento di un livello di specializzazione ottimale nei diversi settori evitando la dispersione di risorse, la frammentazione e la disomogeneità dei protocolli di trattamento, e incrementando invece la costituzione di poli specialistici di elevata qualità.

Si tratta di modalità di riorganizzazione ed erogazione dei servizi sanitari già ampiamente studiate ed adottate in altre regioni nelle quali hanno dato buona prova di sé in termini di efficienza e rispondenza ai bisogni del territorio (un esempio quello dell’Emilia Romagna).

 

Il principio elementare su cui questo tipo di organizzazione e gestione del servizio si basa è quello per cui “non tutti possono fare bene tutto” ed è quindi opportuno creare sinergie tra i vari presidi sanitari (dagli ambulatori, alle cliniche, alle strutture più grandi) in modo da coordinare ed integrare nel modo più efficiente possibile le prestazioni di ognuno. Il concetto organizzativo è quello dell’ “Hub and spoke” basato sull’integrazione centro-periferia.

Ad esempio nella nostra zona in cui esistono due ospedali (Ascoli e San Benedetto) in parte sovrapponibili per interventi e prestazioni, occorrerebbe operare in modo da specializzare ciascuno di essi con propri servizi sanitari di eccellenza, integrati tra loro in forme di intervento complementari in relazione alle diverse richieste sanitarie, sollevandoli invece dalla gestione di tutta una serie di interventi ed esigenze che potrebbero essere soddisfatti più efficacemente attraverso il ricorso a strutture sanitarie di minori dimensioni diffuse sul territorio.

In questo contesto, naturalmente andrebbe definito e rigorosamente regolato il rapporto tra sanità pubblica e privata, in modo che non si verifichino situazioni di privilegio o monopolio e che l’integrazione avvenga nell’interesse dell’utenza e della razionalizzazione.

 

Come nasce la decisione di orientarsi nei confronti di questa scelta, quali le motivazioni politiche e amministrative che l’hanno alimentata?

Si tratta di un obiettivo ambizioso e di consistente impegno attuativo, ma in qualche modo ineludibile per una serie di condizioni e contingenze sia di ordine legislativo (federalismo fiscale con diminuzione di posti letto disponibili per ospedalizzazione da portare a 130 per 1000 abitanti), sia di ordine demografico (allungamento delle attese di vita e tendenza costante all’aumento della percentuale di anziani e delle patologie geriatriche nella popolazione della regione, le quali non sempre trovano nell’ospedalizzazione la soluzione più adatta) sia, infine, di ordine strategico ( se oggi si registra una “grande spesa per quanto riguarda il settore ospedaliero…” e una “ bassa spesa nella prevenzione e nella territorialità….. dobbiamo compiere questa inversione di tendenza.” Da un documento della Giunta Regionale)

 

Come è stata data attuazione fino ad oggi al Progetto di area vasta?

Per conseguire gli obiettivi oggetto del Progetto sono stati istituiti ed hanno operato in questi due anni, due gruppi di lavoro, uno a indirizzo tecnico amministrativo e l’altro deputato alla progettualità sanitaria, composti di professionisti dotati di competenze specifiche relative ai due ambiti.

Il lavoro dei due team work ha prodotto circa una trentina di progetti di cui però solo una piccola percentuale ha trovato attuazione.

 

In questo contesto, nell’aprile 2009, è stato istituita con delibera di Giunta regionale l’ Azienda sanitaria degli ospedali riuniti delle Marche sud per la quale è stata prevista autonomia gestionale e amministrativa con previsione di disponibilità di mezzi atti a garantire la qualità dei servizi. Tale istituzione doveva essere seguita dal passaggio in Commissione Sanità e dal successivo in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.

E’ proprio in questa fase che l’iter si è fermato e le dimissioni del Direttore Generale hanno ulteriormente rallentato il procedimento di attuazione del progetto.

Le dimissioni del Dottor Petrone, sebbene ufficialmente motivate con ragioni personali, sono state interpretate un po’ da tutti come un atto di “dissenso” nei confronti degli organi regionali che non hanno dedicato all’attuazione del progetto di area vasta della zona sud delle Marche (Ascoli- San Benedetto) quella attenzione e, soprattutto, quei finanziamenti, indispensabili per l’avvio del progetto stesso.

E’ urgente allora dare corpo ad una iniziativa politica più incisiva di quella fin qui condotta che coinvolga professionisti, politici e cittadini nella prospettiva di ottenere una correzione della sperequazione, che si è accumulata negli anni, nella distribuzione delle risorse nei vari territori della regione e che ha penalizzato in maniera significativa la nostra zona.

Sarebbe indispensabile avanzare proposte concrete e dimostrare una competenza progettuale politico-amministrativa più decisa e coerente nei confronti della regione.

Esistono nel nostro territorio professionalità in grado di elaborare proposte e progetti concreti per incrementare e qualificare l’offerta di servizi sanitari e dare concretezza alla organizzazione su area vasta.

Io stessa, per il mio ambito di intervento e per le esigenze di cura che ho potuto riscontrare nel mio lavoro di medico di base e specialista in ginecologia, mi sentirei di avanzare specifiche proposte.

Una di queste potrebbe essere la creazione di un centro di endoscopia ginecologica che, in grado di praticare interventi poco invasivi, consentirebbe di intervenire su molte patologie femminili senza ricorrere all’isterectomia oggi reputata in molti casi inutile e invasiva.

O l’istituzione di un centro per i disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia) che rappresentano una patologia ormai radicata nella nostra società soprattutto tra i giovani e che non trova neppure in prossimità della nostra area sanitaria territoriale strutture in grado di offrire indicazioni e risposte adeguate.

Anche il potenziamento della raccolta del cordone ombelicale, iniziata con successo nell’ospedale di San Benedetto, potrebbe essere un’opportunità da potenziare, chiedendo magari alla regione di individuare, proprio nella nostra area vasta, la sede della banca regionale di raccolta, oggi situata in un’altra regione.

 

Queste sono solo alcune proposte, ma attingendo alle competenze professionali del territorio e lavorando di concerto con tutte le realtà locali, senza campanilismi e rivalità, ma avendo a cuore solo il benessere e la salute dei cittadini, si potrebbe impegnare le risorse presenti in un progetto di grande respiro.

 

 

 

 

 

 

 

Qual è invece, al momento, lo “stato dell’arte”?

L’attualità invece ci pone oggi di fronte al fatto che nessuna iniziativa viene stimolata e assunta al fine di dare seguito a quanto previsto nel Piano Sanitario Regionale e alla concretizzazione del progetto dell’ area vasta.

 

A complicare questo quadro di “attesa”, si sono inserite intanto alcune proposte alternative, come quella relativa alla creazione di un ospedale “di vallata” (del Tronto) che dovrebbe nascere dalla fusione dei due ospedali tutt’ora esistenti, Madonna del Soccorso e Mazzoni.

Si tratterebbe di avviare la costruzione di una megastruttura verso la quale pur non essendoci obiezioni di principio, si potrebbe facilmente opporre le seguenti considerazioni:

  • Tale alternativa non è prevista nel Piano Sanitario Regionale che invece ha indirizzato la sua attenzione verso il progetto dell’ area vasta

  • La costruzione ex novo di una struttura così grande comporterebbe tempi davvero lunghi per poter iniziare ad operare, ammesso che tutte le procedure per il suo avvio si svolgano tempestivamente.

 

Perché il Progetto di organizzazione della sanità su area vasta non raccoglie la indispensabile energia politica per essere avviato alla realizzazione?

Perché non si apre su di esso e sulle varie alternative in campo un’ampia discussione pubblica che si traduca, innanzitutto in un’informazione dettagliata ai cittadini riguardo il servizio sanitario di cui in futuro saranno fruitori?

Anche se i problemi in campo sono complessi e di non facile accessibilità da parte di tutti, è dovere della politica rendere trasparente e il più possibile comprensibile il quadro che si prospetta sulla sanità locale predisponendo strumenti atti a fornire a cittadini e professionisti della sanità, la consapevolezza delle ricadute che le scelte che si vanno a compiere avranno sulla vita concreta delle persone.